Prefazione

Ho scritto questa riflessione osservando il pantano nel quale si muove la politica italiana. Un pantano che da decenni blocca il Paese in un durissimo groviglio di difficoltà. Così è nata l’idea di considerare quali possibilità avrebbe un’unione dei cittadini che volesse affrontarle senza guardare agli schieramenti. La scrittura ha avuto inizio alcuni anni prima del 2013, ma viene continuamente aggiornata per mantenerla aderente alla realtà.

Ho considerato che non fosse sufficiente parlare dell’Italia, perché alcuni importanti nodi italiani si incrociavano con le condizioni nelle quali si trovava l’Europa. Mentre stavo scrivendo, ho assistito, come molti altri cittadini, al progressivo aggravarsi della situazione italiana e di quella europea, fino a vederle avvicinarsi al fallimento. In un tempo brevissimo le debolezze italiane sono andate ad intrecciarsi e sovrapporsi alle fragilità europee, e contemporaneamente sono apparse le difficoltà di un Occidente che mai si è mostrato così inadeguato nelle sue fondamenta democratiche, nelle sue strutture finanziarie ed economiche, nella sua impostazione di valori rispetto ad un mondo complesso, conflittuale, fragile e interconnesso. La prima parte di questo scritto è relativa alla realtà italiana, la seconda si estende all’Europa, alla finanza, ai mercati globalizzati, all’Occidente.

Mantenendo il più possibile un pensiero indipendente ho provato a riflettere intorno a questi intrecci, con la fiducia che le difficoltà si possano affrontare tanto in Italia, quanto in altri paesi, anche in contesti fra loro differenti, cercando di esprimere alcuni obiettivi: la ricerca di unione tra i cittadini; la volontà di non farsi guidare da preesistenti vincoli di schieramento; il tentativo di proporre strade che mirino a recuperare dignità e libertà per società in gravissima difficoltà.

Ovviamente le riflessioni relative al caso italiano hanno una loro specificità, però credo che tutto sia connesso con quanto succede all’intero Occidente. Sono partito dalle analisi di studiosi ed osservatori che hanno visioni ed opinioni diverse tra loro, per svolgere alcune considerazioni da semplice cittadino che guarda alla società, all’economia, alla finanza, alle istituzioni del proprio tempo. Quelle considerazioni mi hanno spinto ad andare anche oltre i confini italiani e quelli europei. Allargando lo sguardo sono sorte, senza saperlo a priori, riflessioni che segnalano ulteriori necessità di superamento di visioni separative e contrappositive caratteristiche per lo meno dell’atteggiamento occidentale.

Parlerò di politica italiana ed europea, ma non attaccherò né singoli esponenti né particolari partiti, perché sono tutti in fortissima crisi. L’obiettivo che auspico non è difendere o criticare gli schieramenti esistenti, ma superare la loro inadeguatezza, guardando alla possibilità che i cittadini trovino al di fuori di essi importanti motivazioni per unirsi e affrontare insieme le grandi difficoltà del proprio tempo.

Le conseguenze di questa scrittura sono da un lato la possibilità di guardare alla realtà prescindendo dagli schieramenti politici, e dall’altro un tentativo di rivolgere alcune proposte a cittadini che siano stanchi del disastroso agire dei partiti, del blocco che questi hanno determinato sulle esistenze e sull’economia al punto da impedire il rinnovamento dell’intera società italiana.

La maggioranza dei cittadini, in parte rabbiosa, in parte silenziosa, vede i partiti italiani come schieramenti che dividono il Paese e ne consumano le risorse. Quella maggioranza è ormai convinta che dagli attuali partiti non potrà venire nessun cambiamento.

Credo che il vero, grande Cambiamento i cittadini se lo debbano costruire da soli, cambiando prima di tutto essi stessi, e coinvolgendosi intorno a proposte molto concrete. Non c’è altra strada.

Qui provo ad esprimere alcune delle basi sulle quali ritengo si potrebbe costruirlo, immaginandolo come una grandissima opportunità per le persone, le imprese e tutte le attività di lavoro, unite per una forte rigenerazione economica, morale e culturale del Paese.

Buona unione, buona Italia e buona Europa.

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Dedico questo tentativo a tutte le italiane e a tutti gli italiani che vorrebbero vedere un Paese nuovo; ai cittadini europei che desiderano un’Europa unita e forte; a tutte le persone, di qualsiasi idea politica siano state, le quali abbiano perso la loro vita per un desiderio di civiltà e libertà; a coloro i quali hanno visto compromessa la propria libertà di fare o di essere a causa della politica malata e finta, o della violenza delle mafie.