Capitolo 8) La crisi dell’Occidente e delle sue democrazie

175 L’Occidente al bivio

Tutto l’Occidente è in una grandissima crisi. Una crisi di valori e di obiettivi che forse nasce da una non completa consapevolezza dei propri limiti e del potere disgregante dei propri strumenti, ma anche da un’incapacità di guardare alle altre civiltà e al mondo intero con un atteggiamento nuovo rispetto a quello di dominio espresso nel passato.

Le società occidentali sono tanto grossolanamente impostate da essere ancora costruite su forti condizionamenti, su una libertà molto meno ampia di quanto venga fatto credere, su un’affannosa ricerca di riferimenti materiali che non garantiscono serenità, su enormi paure, sugli istinti. Mentre sempre meno persone sarebbero disposte a perdere la vita per combattere in una guerra contro un altro paese,  le società appaiono permeate da una violenza strisciante, diffusa a partire dai media, dal marketing, dalle forme di intrattenimento. Società così costruite possono sfogare la propria violenza verso l’esterno, o improvvisamente anche al proprio interno, come rigurgito di idee troppo dure, e troppo a lungo covate. Rigide visioni che necessitano di trovare prima o poi un capro espiatorio ai problemi creati dalla propria grezza impostazione.

Alcuni osservatori ed economisti vedono in queste componenti i fattori sui quali si fondano le stesse economie occidentali. Altri ritengono che, oltre a non potersi permettere il costo morale della propria violenza, pena il non potersi dichiarare fondate sulle libertà, le società occidentali non possono permettersi neanche il costo economico e finanziario delle proprie enormi spese, in particolare di quelle militari.[i]

Un Occidente così maldestramente abbozzato potrebbe costruirsi da solo un percorso di autodistruzione. Ma la sua crisi di valori porta con sé anche una crisi di sostenibilità delle sue scelte e del suo modo di rapportarsi con le altre civiltà. Continua a leggere

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