IL LIBRO. Presentazione e indice

“Coraggio Cittadini” è un libro, scritto e pubblicato senza fini di lucro nelle pagine di questo blog dallo stesso autore, Marco Manente. Il manoscritto è un racconto-saggio per riflettere sull’Italia e sull’Occidente del nostro tempo, con alcune proposte per affrontare una crisi che ha natura politica, economica e finanziaria.

“Coraggio cittadini” nasce da alcune domande.

Come si pongono i cittadini di fronte all’Italia e all’Europa di questo tempo? Devono rimanere vittime del disgusto e del disorientamento, o possono riflettere sul come si possa ottenere una concreta rigenerazione civile?
Gli abusi nei partiti, le mafie, l’inefficienza nella pubblica amministrazione, l’Europa squilibrata e in crisi, la finanza senza regole, il crescente debito pubblico, il fisco strangolante e l’evasione fiscale, l’assenza di prospettive per molti cittadini, siano essi imprenditori o lavoratori, giovani o donne prive di lavoro, sono elementi slegati tra loro? O c’è invece un filo comune che li origina e attiene al fatto che la politica vuole gestire senza saperlo fare? Quant’è rilevante in tutto ciò il fatto che la politica cerchi continuamente di dividere i cittadini anziché di unirli?

La società attraversa drammatiche difficoltà e molti si attendono scelte per risollevare l’economia che la politica da troppo tempo non sa prendere. Si discute giustamente dei mali tipicamente italiani: la corruzione, le mafie, la tassazione insostenibile e l’evasione, la burocrazia impastoiante. Ma  si fatica a considerare che la nostra economia, come quelle di molti paesi occidentali, è in una durissima crisi  perché vi è stata progressivamente trascinata dalle mortali non-regole, economiche e finanziarie, che l’Occidente ha imposto a se stesso. Infatti da quando l’organizzazione mondiale per il commercio ha imposto, senza regole correttive degli squilibri, l’apertura ai mercati per i paesi aventi bassissimi costi sociali e produttivi , moltissime attività produttive hanno subito uno strangolamento silenzioso e potente: sono state costrette a fallire o a trasferire le produzioni laddove i costi erano infinitamente più bassi. Dunque questo potentissimo meccanismo strangolante è un male altrettanto grave quanto i mali tipicamente italiani. Ma nessuno ne parla, né pensa di poterlo affrontare con gli strumenti necessari e nelle sedi adeguate. Intanto l’agonia continua.

La non-unita Europa rappresenta poco più di una moneta e di un mercato,  quanto basta per renderla fragile di fronte a quelle non regole, ossia vittima di politiche inadeguate e miopi, e di dure ricette, chiamate “tecniche”.  Improvvisamente è apparso lo spread: un termine che fino a poco tempo fa politici e giornalisti  ignoravano è diventato una paroletta abusata. Ma si fatica ancora a comprendere cosa esso esprima. Dunque ci si può chiedere: è  un termine che ha un legame con la politica e con i suoi mali? Quale finanza, quale economia e quale politica si intrecciano dietro alle oscillazioni dello spread? Ha senso una generalizzata critica verso le banche e i partiti, oppure le distorsioni del sistema finanziario e l’inadeguatezza della politica costituiscono le cause della drammatica debolezza dei cittadini? E se è così, hanno ancora senso le divisioni in schieramenti, o non è piuttosto il caso di cercare una nuova politica con uno spirito di indipendenza e di libertà da vecchi e nuovi schemi ?

I cittadini e i vari ambiti sociali potrebbero unirsi per affrontare le difficoltà di questo tempo? Si potrebbe costruire qualcosa di più robusto della protesta, o di più condivisibile della rigidità di scelte “tecniche” che appaiono tanto distanti dai cittadini quanto sottoposte al condizionamento di partiti malati?

Cercando una scrittura semplice e di brevi paragrafi, partendo dalle analisi condotte da studiosi ed opinionisti non selezionati per la loro appartenenza ad uno schieramento,  il manoscritto penetra nel groviglio degli aspetti politici, finanziari ed economici, sviluppando un’appassionata riflessione civile. Il suo fine è offrire al lettore molteplici argomenti per considerare la possibilità di rinnovare le fondamenta democratiche italiane, di ricostruire quelle europee, di introdurre regole nei mercati economici e finanziari, che consentano all’Occidente di risollevarsi dal declino e di reimpostare il proprio rapporto con le altre civiltà.

“Coraggio cittadini” è un tentativo per la costruzione di una prospettiva civile autenticamente nuova, per andare oltre lo smarrimento e la protesta. Un tentativo che ritiene indispensabile una riflessione a mente aperta intorno all’urgenza e alla possibilità di una proposta politica unificatrice, che sottragga i partiti dalla gestione delle risorse pubbliche, consentendo un profondo cambiamento della politica italiana. Un concreto cambiamento che permetta ai cittadini di divenire partecipi nella difesa da una crisi globale.

Il libro si divide in 2 parti. La prima è relativa all’Italia; la seconda è una riflessione intorno all’Europa, alla finanza, all’economia e alle democrazie occidentali.

Buona lettura a tutti coloro i quali vorranno considerarlo, e un grazie a chi lo utilizzerà per promuovere riflessione e iniziativa civile.

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Indice (i capitoli sono gli articoli di questo blog)

Prefazione

PARTE PRIMA

Capitolo 1) ITALIA. DOVE SIAMO

1    La democrazia tra paure, rabbia, disastri, disgusto, desiderio di uscire dalla
finta politica

2   Esiste la politica? O esiste la partitica?

3   Un muro di gomma e cemento

4    1+1 fa quel che vogliono

5    L’incompleta democrazia della tastiera

6    La distanza

7    I costi della partitica chi li conosceva?

8    L’iceberg davanti  alla nave Italia

9    Stiamo chiedendo ad un mostro di salvarci

10   Qualcosa si è rotto. Ma serve l’astensione?

11   L’informazione schierata o di burro

12   L’anima del mostro

13   Perché mai i partiti devono gestire?

14   I cittadini vogliono un rispetto profondo: di quello formale non sanno che farsene

15   Il vero centro della Costituzione

16   Il nocciolo molle

17   La domanda delle domande

18   Il morto non è sepolto

19   Allora seppelliamolo

20   Il disastro dietro l’angolo

21   La grande “gestione”

Capitolo 2) ITALIA. DOVE POSSIAMO ANDARE

22   Un profondo Cambiamento istituzionale per nuove regole gestionali

23   Le motivazioni del grande Cambiamento

24   Il bulldozer sui binari

25   Una Costituzione ottimista ed ingenua? Dall’avidità delle ideologie a quella dei pronipoti

26   L’”ingenuità”

27   Un articolo che non c’è

28   La bravura distruttiva e l’obbligo costruttivo

29   La Costituzione e la pericolosa indipendenza del pensiero

30   Siamo liberi di uscire dall’autostrada qualunquista

31   Attenzione alla padella. E alla brace

32   Cambiare occhiali e fare attenzione

33   La grande metastasi?

34   Non ci servono icone né Frankenstein

35   Tutto è in ordine

36   I cittadini, se uniti, diventano il potentissimo organo costituzionale di rinnovamento

37   Il più grande bene comune

38   Il primato dei cittadini sui partiti

39   A macchia d’olio

40   Il mostro è davvero grande ed invincibile?

41   Cosa succederebbe se togliessimo la gestione ai partiti?

42   Politica e spread. Ciò che i partiti non vogliono farci sapere.

43   Il “cancro” nell’era di internet

44   Ma cos’è realmente la nostra democrazia?

45   Favole e favolette; pifferai, illusionisti e urlatori

46   L’antipolitica ed il topolino. Cosa ci insegna la storia recente

47   Trappole e pantofole

Capitolo 3) ITALIA. COME POSSIAMO FARE?

48   La potentissima risorsa

49   Serve una goccia

50   Le forze che possono muoversi: le donne, le generazioni di mezzo, i più giovani, gli
imprenditori

51   Le donne

52   Le generazioni di mezzo

53   I giovani italiani, ed in particolare, del Sud

53b Chi non ha nulla da guadagnare a stare fermo e ha tutto da guadagnare nell’unirsi

54   A piedi pari sopra al cumulo

55   Aria pura

56   Dove si va con l’apatia e le paure?

57   La radice e la goccia

58   Riconoscersi attraverso una nuova dimensione civile e morale

59   Imprenditori e lavoratori. Le due facce della stessa medaglia

60   Un progetto unitario per nuove strade e nuovi obiettivi

61   Differenti delusioni e comuni desideri

62   Ferite comuni, da nemici comuni

63   Muri di convenienza

64   I bambini e la naftalina

65   Un segno per cominciare a cambiare, unendoci

66   L’albergo dei tre inganni

67   Venditori di fumo, masticatori di divisione e coltivatori di orticelli

68   “Noi” e gli “altri”

69   Milioni di persone che non meritano di rimanere in trappola

70   Senza l’aiuto di nessun cavallo. Senza nessuna protezione

71   Non ci servono gli orticelli

72   La totale inadeguatezza della politica fatta di oligarchie e di tecnocrati che decidono senza i cittadini

73   Una locomotiva con le ruote quadrate

74   I pesci avariati

75   Irresponsabili contro irresponsabili per escludere i cittadini

76   I dinosauri, le iene, i camaleonti contro la velocità della luce e contro la democrazia

77   Una storia di vecchi nodi italiani, dai quali bisogna uscire

78   C’è spesa e spesa. E serve un metodo

79   Cosa deve venire dai cittadini?

80   Non ci servono i distruttori di risorse

81   Privatizzazioni. Cosa ci insegnano la storia passata e quella recente

82   La rigenerazione del paesaggio politico e del territorio

82b  Quali politiche? Quale idea di società, di produzione, di territorio?

83   Dove trovare le risorse? E quali sono le risorse?

84   Nuove economie nell’ambiente. La Costituzione ci può aiutare?

85   Ma l’Europa aiuta?

86   Smettiamola di pensare che non si possa fare nulla

87   Un Paese forte se unito ed efficiente. Come un’azienda sana e responsabile

88   Imparare dai casi virtuosi

88  La ricerca di una nuova politica oltre gli steccati imposti dai partiti

90   Possiamo unirci condividendo le volontà

91   I conti non tornano; bisogna che siano i cittadini a farli tornare

92   Quale sistema cerchiamo per quali obiettivi?

93   La conoscenza aperta e indipendente

94   Quali doti servono ai cittadini?

Capitolo 4) UNA PROPOSTA PER UNIRE I CITTADINI FUORI DAGLI SCHIERAMENTI

95  Una nuova entità politica che ci faccia passare dalla  sudditanza alla sana cittadinanza

96   I) L’urgenza di un cambiamento istituzionale per una gestione efficiente e indipendente

97   a) Togliere ai partiti la gestione del denaro pubblico

98   Il controllo sulla gestione. La Corte sconosciuta e nascosta

99   L’efficienza. L’àncora di salvezza dei cittadini

100  Cosa resterebbe ai partiti?

101  Non è un problema di centro, né di destra né di sinistra

102  b) I candidati

103  c) Efficienza totale e diffusa

104  d) Lo stile, il metodo, la trasparenza di un partito dei cittadini

105  e) Trasparenza e partecipazione

106  f) Istituzioni efficienti in rapporto ad un territorio efficiente

107  g) L’informazione e  la cultura

108  II) L’urgenza di un cambiamento nella visione del Paese per rigenerarne le potenzialità economiche

109  a) Che fare per l’economia e la fiducia?

110  b) La leale concorrenza

111  c) La rigenerazione del territorio in un progetto sul futuro del Paese

112  d) Nuove idee per nuove economie

113  e) Dal cambiamento all’efficienza

114  f) La dignità delle persone

115  g) Generazioni che si aiutano

116  h) L’orticello finanziario

117  i) La possibile partecipazione dei lavoratori

118  l) L’emblema giustizia

119  m) Una nuova Italia per una nuova Europa

120  n) Rivolgimenti continentali

121  Conoscere per maturare e evolvere

122  A cosa ci serve la cultura?

123  La vecchia piccola Italia da bruciare

124  Serve  un Cambiamento mentale

125  Il cambiamento non è “partito”, ma partirà

126  I cittadini possono farcela meglio senza questi partiti

127  E’ una questione di volontà

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PARTE SECONDA

Capitolo 5) I RISCHI DI UN’EUROPA  SENZA POLITICA

128  Oltre i confini italiani.

129  La crisi dell’Europa. Patti per cittadini o per greggi nazionali da confondere?

130  Patti buoni per la manipolazione

131  Le lenti distorte e gli interessi strabici

132  Investimenti sbagliati

133  Idee inutili o possibili inascoltate vie di fuga?

134  La visione europea che manca

Capitolo 6) I RISCHI DI UNA FINANZA SENZA REGOLE

135  Uno sguardo al visibile e all’“invisibile”

136  I debiti pubblici sotto attacco

137  La macchina che trasferisce il rischio

138  La piramide (c’è banca e banca, rischio e rischio, politica e politica)

139  Swap

140  Il rischio sganciato e nascosto

141  Cds e spread

142  La finanza degenerata

143  Dalla politica che dorme o litiga o distrugge le risorse, a cittadini che si uniscano per difendersi

144  Le irresponsabilità e l’insostenibilità

145  La sovranità nelle mani sbagliate

146  Come far “derivare” disastri dall’assenza di regole

147  Ai cittadini non conviene un mondo privo di regole

148  I cannibali invisibili

149  Le tempeste finanziarie vengono da sé o, quando mancano gli ombrelli, qualcuno sa crearle?

150  La prova provata

151  Risposte concrete

152  Il “libero” Occidente che vende debiti e crea da solo le proprie instabilità

153  Dall’indignazione alla costruzione dell’unione

154  La salute minata dalle fondamenta. Le vere minacce alla sicurezza

155  La finanza e il poker

156  Un solo grandissimo interesse per unirsi fuori dalle divisioni

157  Stabilità e sostenibilità per le economie e gli esseri umani

Capitolo 7) I RISCHI DI ECONOMIE SLEGATE DAI VALORI DELLE SOCIETA’

158  Occidente e Oriente di fronte a difficoltà diverse (o parzialmente comuni?)

159  Inganni che si pagano a caro prezzo

160  Dall’Oriente con furore, o dall’Occidente con dolore?

161  Riconoscere il valore della tenuta delle economie e delle società

162  La particolarità italiana

163  Non protezionismo ideologico ma protezione della libertà e della sostenibilità

164  Come autoingannarsi sulla libertà

165  E’ sparita la dignità ed è apparso il virus dell’impoverimento

166  Il “libero” mercato che impedisce la leale concorrenza, obbliga all’esclusione e induce allo scontro

167  La libertà di lavorare e di produrre in società sostenibili

168  Lealtà, inclusione, sostenibilità: valori per un mercato realmente libero e responsabile

169  Visioni ideologiche o pensiero indipendente e libero?

170  I valori della comparabilità, compatibilità e sostenibilità per la diffusione del ben essere

171  Le forze condizionanti, slegate dal territorio, dalla compatibilità, dalla sostenibilità e nemiche

della leale concorrenza

172  La massima inefficienza sociale dietro all’assenza di regole

173  Dalla finzione di libertà ad una condivisa costruzione di libertà: dalla torta alla casa

174  Territori, cittadini ed economie sani

Capitolo 8) LA CRISI DELL’OCCIDENTE E DELLE SUE DEMOCRAZIE

175  L’Occidente al bivio

176  La crisi nei rapporti con le altre civiltà

177  Un meccanismo che non funziona

178  La crisi al proprio interno. Una crisi di valori, cioè di regole

179  Ideologie e schieramenti contro i cittadini

180  Vitamine per le democrazie

181  Gli antidoti contro le crisi: il libero pensiero e l’unione dei cittadini

182   Manca un dialogo tra esigenze di benessere che costruiscano regole condivisibili

183   Non è una crisi finanziaria; è l’assenza di regole che diventa sistema distruttivo

184   Le democrazie con l’orologio rotto e le mani nude

185   Unirsi per superare la crisi delle democrazie, utilizzando ciò che finora è servito a dividere

Capitolo 9) LA RIGENERAZIONE:  LA CONDIVISIONE DI REGOLE PER LE LIBERTA’ ED IL BEN  ESSERE

186   Chi saprà rispondere ai problemi d’un Occidente grezzo?

187   A cosa servono le regole?

188   Quali conquiste di libertà per quali democrazie?

189  Quali “crescite”?

190   Serve un’Europa dei cittadini

191   Da greggi a sardine; oppure a cittadini consapevoli ed uniti

192   Il cambiamento per costruire le libertà

APPENDICE SULLA CORTE DEI CONTI

Nota sul metodo.

Diritto d’autore.

Il libro qui pubblicato e i contenuti di questo blog sono oggetto del diritto d’autore previsti dagli articoli  2575 e 2576 del codice civile. Ogni atto di pirateria o contraffazione inerenti i presenti contenuti, e realizzati anche via Internet, sono vietati in base alla legge 248/00 e alla legge 633/41.

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Prefazione

Ho scritto questa riflessione osservando il pantano nel quale si muove la politica italiana. Un pantano che da decenni blocca il Paese in un durissimo groviglio di difficoltà. Così è nata l’idea di considerare quali possibilità avrebbe un’unione dei cittadini che volesse affrontarle senza guardare agli schieramenti. La scrittura ha avuto inizio alcuni anni prima del 2013, ma viene continuamente aggiornata per mantenerla aderente alla realtà.

Ho considerato che non fosse sufficiente parlare dell’Italia, perché alcuni importanti nodi italiani si incrociavano con le condizioni nelle quali si trovava l’Europa. Mentre stavo scrivendo, ho assistito, come molti altri cittadini, al progressivo aggravarsi della situazione italiana e di quella europea, fino a vederle avvicinarsi al fallimento. In un tempo brevissimo le debolezze italiane sono andate ad intrecciarsi e sovrapporsi alle fragilità europee, e contemporaneamente sono apparse le difficoltà di un Occidente che mai si è mostrato così inadeguato nelle sue fondamenta democratiche, nelle sue strutture finanziarie ed economiche, nella sua impostazione di valori rispetto ad un mondo complesso, conflittuale, fragile e interconnesso. La prima parte di questo scritto è relativa alla realtà italiana, la seconda si estende all’Europa, alla finanza, ai mercati globalizzati, all’Occidente.

Mantenendo il più possibile un pensiero indipendente ho provato a riflettere intorno a questi intrecci, con la fiducia che le difficoltà si possano affrontare tanto in Italia, quanto in altri paesi, anche in contesti fra loro differenti, cercando di esprimere alcuni obiettivi: la ricerca di unione tra i cittadini; la volontà di non farsi guidare da preesistenti vincoli di schieramento; il tentativo di proporre strade che mirino a recuperare dignità e libertà per società in gravissima difficoltà.

Ovviamente le riflessioni relative al caso italiano hanno una loro specificità, però credo che tutto sia connesso con quanto succede all’intero Occidente. Sono partito dalle analisi di studiosi ed osservatori che hanno visioni ed opinioni diverse tra loro, per svolgere alcune considerazioni da semplice cittadino che guarda alla società, all’economia, alla finanza, alle istituzioni del proprio tempo. Quelle considerazioni mi hanno spinto ad andare anche oltre i confini italiani e quelli europei. Allargando lo sguardo sono sorte, senza saperlo a priori, riflessioni che segnalano ulteriori necessità di superamento di visioni separative e contrappositive caratteristiche per lo meno dell’atteggiamento occidentale.

Parlerò di politica italiana ed europea, ma non attaccherò né singoli esponenti né particolari partiti, perché sono tutti in fortissima crisi. L’obiettivo che auspico non è difendere o criticare gli schieramenti esistenti, ma superare la loro inadeguatezza, guardando alla possibilità che i cittadini trovino al di fuori di essi importanti motivazioni per unirsi e affrontare insieme le grandi difficoltà del proprio tempo.

Le conseguenze di questa scrittura sono da un lato la possibilità di guardare alla realtà prescindendo dagli schieramenti politici, e dall’altro un tentativo di rivolgere alcune proposte a cittadini che siano stanchi del disastroso agire dei partiti, del blocco che questi hanno determinato sulle esistenze e sull’economia al punto da impedire il rinnovamento dell’intera società italiana.

La maggioranza dei cittadini, in parte rabbiosa, in parte silenziosa, vede i partiti italiani come schieramenti che dividono il Paese e ne consumano le risorse. Quella maggioranza è ormai convinta che dagli attuali partiti non potrà venire nessun cambiamento.

Credo che il vero, grande Cambiamento i cittadini se lo debbano costruire da soli, cambiando prima di tutto essi stessi, e coinvolgendosi intorno a proposte molto concrete. Non c’è altra strada.

Qui provo ad esprimere alcune delle basi sulle quali ritengo si potrebbe costruirlo, immaginandolo come una grandissima opportunità per le persone, le imprese e tutte le attività di lavoro, unite per una forte rigenerazione economica, morale e culturale del Paese.

Buona unione, buona Italia e buona Europa.

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Dedico questo tentativo a tutte le italiane e a tutti gli italiani che vorrebbero vedere un Paese nuovo; ai cittadini europei che desiderano un’Europa unita e forte; a tutte le persone, di qualsiasi idea politica siano state, le quali abbiano perso la loro vita per un desiderio di civiltà e libertà; a coloro i quali hanno visto compromessa la propria libertà di fare o di essere a causa della politica malata e finta, o della violenza delle mafie.

PARTE PRIMA Capitolo 1) Italia. Dove siamo

 

1 La democrazia tra paure, indignazione, disastri, disgusto, desiderio  di uscire dalla finta politica

Un Paese che crolla sotto il peso del proprio debito, sotto la quotidiana chiusura  di migliaia di attività, sotto i disastri idrogeologici conseguenti ad un’assenza di progetto e cura del suo territorio, sotto il fango marcio di una politica inguardabile e malata che lo scredita e non se ne vuole andare.

Ma che Italia è quella che abbiamo davanti?  E’ un Paese che si sta impoverendo ogni giorno di più, e che si è sottoposto a molti decenni di politica malata di schieramento e affamata di gestione; una politica generatrice di divisione e distruttrice di risorse. E’ forse un Paese ancora recuperabile se gli italiani volessero salvarlo dalla grave malattia nella quale sono più o meno volontariamente incorsi. Molte persone cominciano a dire che per salvarlo gli italiani dovrebbero evitare di dividersi.

Già, ma come fare ad unirsi?

Ecco parto da qui, e provo a vedere dove e come si potrebbe arrivare.

Continua a leggere

Capitolo 2) Italia. Dove Possiamo andare

22 Un profondo Cambiamento istituzionale per nuove regole gestionali

La necessità di un totale cambiamento che impedisca al mostro istituzionalizzato dei partiti di continuare a compiere disastri gestionali, è una grandissima priorità per l’impegno e la volontà dei cittadini. Quindi fino a quando tra di essi non emergerà una nuova volontà politica, capace di costruire unione e reale Cambiamento, motivata ad affrontare i nodi in profondità, il Paese rimarrà inevitabilmente vittima della divisione utile alla spartizione gestionale o alla distruzione delle risorse che rimangono.

Cominciamo allora a valutare se un profondo Cambiamento si potrebbe fare. Continua a leggere

Capitolo 3) Italia. Come possiamo fare?

48 La  potentissima risorsa

Milioni di italiani in cuor proprio sentono interpretato il proprio voto come una delega in bianco. Una delega che non vogliono più dare a qualcuno il quale, seguendo il legalizzato tornaconto del partito, dopo l’adescamento si rinchiuda col proprio gruppo di fedelissimi per “gestire” a spese del Paese.

Di qui il desiderio di ripiegarsi nell’astensione, come una non scelta, obbligata e silenziosa, che porta anche con sé la misura di una sconfitta o dell’attesa passiva, o della frustrazione sfiduciata.

Tuttavia, l’ enorme dimensione di questa frustrazione è talmente elevata e diffusa che richiede di essere guardata come una potentissima risorsa, pena il ridurci alla condizione di schiavi di un sistema malato. Se cominciassimo a guardarla con occhi e soprattutto con coraggio e mente diversi, potremmo intuire l’enorme potenzialità di cambiamento che si nasconde dietro il silenzio, la frustrazione, la rabbia della maggioranza non visibile degli italiani.

Quella maggioranza, silenziosa ma assetata di nuova politica, merita di trovare una goccia di volontà di reale Cambiamento che le consenta di trasformarsi in una dirompente proposta e soprattutto in una coerente possibilità di unione, per il fatto di obbligare se stessa ad essere diversa da ciò che non sopporta più.

Proprio per il livello di degrado raggiunto, questo è il momento ideale per i cittadini di agire, prendere il coraggio a due mani, con determinazione e con grinta, senza paura, lontano dalla protesta e dagli schemi preesistenti, con un’iniziativa propria, nuova, con grande concretezza e la ferma volontà di aiutarsi, consapevoli del fatto che la propria potenzialità è gigantesca; vorrei dire travolgente, nel senso buono e costruttivo del termine, cioè capace di travolgere tutto ciò che ha dimostrato di non funzionare, in tutti gli schieramenti, in troppi degli attuali partiti.

Basta solo che lo si voglia e si inizi prima di tutto a cambiare dentro la propria mente. Continua a leggere

Capitolo 4) Una proposta per unire i cittadini fuori dagli schieramenti

95 Una nuova entità politica che ci faccia passare dalla sudditanza alla sana cittadinanza.

Questo tentativo vuole essere un contributo a disposizione di chiunque abbia a cuore le sorti del proprio Paese, così propone un insieme di elementi di riflessione, approfondibile ed ampliabile da un dibattito che si svolga tra i cittadini, le imprese, la cultura e la ricerca, tra chi ami l’Italia nel Sud, nel Centro, nel Nord, e voglia vederli uniti, aspirando ad un importante ruolo del Paese in un’Europa tutta da costruire. Cittadini provenienti dai diversi ambiti, che vogliano incontrarsi con uno spirito libero dai pregiudizi e dagli schemi della partitica, che si ascoltino e si riconoscano come persone dalla cui esperienza e concretezza si possa partire per definire un programma di Cambiamento in profondità. Persone che capiscono la fondamentale importanza di incontrarsi provenendo da culture ed esperienze differenti, per andare oltre la limitatezza imposta dagli schieramenti.

Credo che siano i cittadini di tutte le fasce sociali, e delle varie realtà che compongono il Paese, a dover mettere a fuoco il programma che vogliono. Sfidando l’idea che i cittadini debbano aspettare le grandi manovre o il balbettio dei partiti, provo ad iniziare a vedere quali possibilità costruttive si determinerebbero attraverso un programma di Cambiamento del Paese che prescindesse dagli schieramenti. Niente di mirabolante né miracolistico, solo elementi di riflessione, molti dei quali nemmeno nuovi e oggetto delle ripetute osservazioni di molti studiosi, però soffocati dall’inconcludente litigiosità e dalla marea di inutili finti obiettivi a lungo imposti dai partiti. Alcuni di questi elementi sono diventati oggetto di dibattito anche in seguito all’attività intrapresa dal governo di natura tecnica insediatosi a fine 2011, e altri potrebbero essere oggetto delle scelte alle quali obbligheranno le mutate condizioni politiche e la straordinaria gravità delle condizioni del Paese. Continua a leggere

PARTE SECONDA Capitolo 5) I rischi di un’Europa senza politica

128 Oltre i confini italiani.

Il tentativo di unire i cittadini con una proposta che affronti l’inefficienza determinata dagli attuali partiti considera la specifica realtà italiana, sebbene le motivazioni del superamento degli schieramenti possano estendere la propria valenza  anche oltre i confini di un Paese. In realtà il tentativo in questione richiede di tener conto di ulteriori elementi, superiori alla dimensione e alle entità concernenti un singolo Stato. Si tratta di fenomeni tanto potenti e condizionanti da stravolgere le società dell’intero Occidente. Per affrontare tali fenomeni servirebbero politiche che coinvolgessero unitariamente tutto l’Occidente. In realtà non solo quest’ultimo è diviso, ma la stessa fragile configurazione dell’Europa, anziché tradursi in dimensione protettiva, diventa fattore di alimentazione delle difficoltà. La seconda parte di questo tentativo sarà pertanto dedicata a  considerare ulteriori aspetti:

1) le difficoltà derivanti ai cittadini per effetto della mancanza di un’autentica unione politica europea;

2) il ruolo di una parte della finanza nel determinare l’instabilità delle economie degli Stati;

3) l’autodistruzione delle economie occidentali che rincorrono costi non coerenti con la tenuta delle proprie società;

4) la necessità di rinnovare e aggregare le democrazie occidentali attraverso l’unione dei cittadini, in un’ottica di ripensamento dei rapporti con le altre culture e civiltà.

Tutti i paesi occidentali si stanno domandando quali siano le magiche ricette, capaci di far uscire le economie e le società dal declino che esse drammaticamente sperimentano; tutti stanno invocando un’idea di crescita che non è per nulla certo si riesca a costruire. Ma, prima ancora di ragionare del come si possa ottenere una crescita, o di valutare quali crescite siano necessarie, bisogna vedere quali aspetti, da molto tempo, stanno caratterizzando l’intero l’Occidente.

Quindi, da cittadino che vuole informarsi per capire di più, cercherò di leggere, come meglio posso, alcuni aspetti della realtà economica e finanziaria. Li ho colti grazie ai lavori di studiosi ed opinionisti, molti dei quali autorevoli ed indipendenti, altri probabilmente più orientati, ma comunque meritevoli di essere letti qualora il significato delle loro analisi porti in una direzione che prescinde da schieramenti ed ideologie, esprimendo solo utile pensiero, a disposizione delle valutazioni dei cittadini.

Non ci saranno concetti o numeri ostici, anzi saranno piuttosto semplici, ma legati tra di loro per osservare alcuni aspetti economici, finanziari e politici che rendono squilibrate e fragili le attuali società occidentali. Ne risulterà che i cittadini, pur appartenendo a differenti strati sociali, si trovano in una comune condizione di debolezza, che consegue alla cattiva gestione delle loro risorse, alla riduzione delle opportunità di lavoro o di impresa, alla slealtà competitiva, all’attacco ai debiti pubblici, alla compromissione dei loro diritti. Tale mistura di negatività comporta l’aggressione del presente e la sottrazione del loro futuro. Si tratta di componenti che provengono da una grave assenza di regole che proteggano le libertà, l’esigenza di benessere, la configurazione delle democrazie. L’assenza di tali regole, se da un lato segnala la necessità di politiche di livello superiore a quelle di un singolo Stato, dall’altro evidenzia la necessità di visioni civili di ampio respiro, e di grandi unioni di cittadini che vadano oltre la ristrettezza degli schieramenti o delle convenienze interpretative. Per tale motivo anche in questa parte la riflessione non condurrà ad interpretare gli eventi globali secondo visioni politiche precostituite, ma ad osservarli il più possibile per quello che sono, tentando alcune proposte. Continua a leggere

Capitolo 6) I rischi di una finanza senza regole

135 Uno sguardo al visibile e all’“invisibile”

Il mondo da tempo sperimenta grandi e visibili difficoltà: disoccupazione, lavoro incerto, fortissima competizione produttiva e commerciale, conflittualità,  instabilità sociali e politiche di grandi aree, terrorismo, cambiamenti climatici, criticità ambientali o energetiche. A queste componenti si è aggiunta un’ulteriore potente presenza: quella di una  porzione dominante del sistema finanziario, che ormai pone in secondo piano l’originaria funzione di fornire i capitali per sostenere le economie. Anzi, sapendo utilizzare ogni criticità globale o locale come occasioni di profittabilità sganciata dall’economia, finisce per scaricare gli effetti del proprio strapotere sulle sane fondamenta economiche. Si tratta di un fenomeno che amplifica le difficoltà affrontate da molte economie del mondo, occidentali o meno.

La dimensione di potenti forze, non regolate da nessuno, influenza o stabilisce i destini economici e finanziari di miliardi di persone. Pochissimi soggetti dispongono di strumenti e meccanismi finanziari condizionanti. Il fatto che questi pochi soggetti non si possano vedere mentre agiscono, rende più complessa e grave la situazione, perché la non visibilità accentua la mancanza di consapevolezza della gravità, con la conseguenza che, passata l’intensità della minaccia, ci si dimentica della sua pericolosità. La seconda conseguenza è che tale  invisibilità viene utilizzata da una malata e finta politica, per scaricare sulle responsabilità dei “mercati” le proprie gravi incapacità e responsabilità. In tal modo i cittadini si trovano in una condizione di estrema debolezza, perché non ricevono protezione dalla politica. Continua a leggere

Capitolo 7) I rischi di economie slegate dai valori delle società

158 Occidente e Oriente di fronte a difficoltà diverse (o parzialmente comuni?)

Un’economia per essere stabile deve dare la possibilità di intraprendere e di lavorare; deve consentire l’inclusione,  dovrebbe produrre certezze esistenziali e riuscire a distribuire un benessere ambientalmente sostenibile nel tempo: tutti elementi che mancano sempre più fortemente nelle economie occidentali. Infatti, molte di esse stanno vivendo un prolungato e progressivo declino, che si esprime attraverso la contrazione del tessuto produttivo, l’esclusione di strati di popolazione dal lavoro e dall’inserimento nella società, talora dall’informazione e dalla cultura, il restringimento delle fasce sociali, la diffusione di impoverimento. Il declino che riguarda tanto l’Europa quanto gli Stati Uniti, ha riflessi e ricadute strettamente legati alle famigerate crisi dei debiti pubblici. Si possono osservare alcune delle difficoltà che tali riflessi pongono alla politica, partendo da quanto accade negli Stati Uniti e confrontandolo con quanto succede in Europa. Continua a leggere

Capitolo 8) La crisi dell’Occidente e delle sue democrazie

175 L’Occidente al bivio

Tutto l’Occidente è in una grandissima crisi. Una crisi di valori e di obiettivi che forse nasce da una non completa consapevolezza dei propri limiti e del potere disgregante dei propri strumenti, ma anche da un’incapacità di guardare alle altre civiltà e al mondo intero con un atteggiamento nuovo rispetto a quello di dominio espresso nel passato.

Le società occidentali sono tanto grossolanamente impostate da essere ancora costruite su forti condizionamenti, su una libertà molto meno ampia di quanto venga fatto credere, su un’affannosa ricerca di riferimenti materiali che non garantiscono serenità, su enormi paure, sugli istinti. Mentre sempre meno persone sarebbero disposte a perdere la vita per combattere in una guerra contro un altro paese,  le società appaiono permeate da una violenza strisciante, diffusa a partire dai media, dal marketing, dalle forme di intrattenimento. Società così costruite possono sfogare la propria violenza verso l’esterno, o improvvisamente anche al proprio interno, come rigurgito di idee troppo dure, e troppo a lungo covate. Rigide visioni che necessitano di trovare prima o poi un capro espiatorio ai problemi creati dalla propria grezza impostazione.

Alcuni osservatori ed economisti vedono in queste componenti i fattori sui quali si fondano le stesse economie occidentali. Altri ritengono che, oltre a non potersi permettere il costo morale della propria violenza, pena il non potersi dichiarare fondate sulle libertà, le società occidentali non possono permettersi neanche il costo economico e finanziario delle proprie enormi spese, in particolare di quelle militari.[i]

Un Occidente così maldestramente abbozzato potrebbe costruirsi da solo un percorso di autodistruzione. Ma la sua crisi di valori porta con sé anche una crisi di sostenibilità delle sue scelte e del suo modo di rapportarsi con le altre civiltà. Continua a leggere

Capitolo 9) La rigenerazione: la condivisione di regole per le libertà ed il ben essere

186 Chi saprà rispondere ai problemi d’un Occidente grezzo?

I partiti non stanno capendo che la complessità dei problemi dell’attuale epoca non è più fatta per il loro storico e consueto operare. O forse lo capiscono e fanno finta di niente, per illudere ancora. In realtà non è più sostenibile l’idea di scomporre la società sulla base di una presunta appartenenza a schieramenti, i quali faticosamente si mettano d’accordo con altre posizioni particolari all’interno di un programma di promesse gestite da ristrette e non trasparenti cerchie di rappresentanti. E’ una visione obsoleta e grossolana, che si aggancia a visioni partorite da lontane epoche storiche, che si è complicata attraverso gli enormi conflitti del novecento, e che è stata riproposta in forme nuove o mascherate dopo le complessità sorte nel ventunesimo secolo. Si tratta di una visione che perpetua un grande limite: le posizioni che trovano origine in schieramenti conflittuali tendono al loro perdurare sotto forma di una rappresentanza che muta ma non fa evolvere la società, per l’incapacità o la non volontà di vedere il mondo nel suo complesso. Sono posizioni che si preoccupano di giustificare la propria sopravvivenza, ma non riescono ad affrontare le difficoltà di un Occidente povero di regole protettive delle libertà.

Per tentare di unire si potrebbe partire dalle differenze economiche e sociali, per verificare se dietro ad esse vi siano interessi comuni, e se attraverso questi ultimi si possa cercare avvicinamento, comprensione, condivisione o collaborazione di vari ambiti, elementi sulla base dei quali si possa rendere unita e più forte la società, vero obiettivo insieme alla diffusione di benessere.

Non hanno più senso gli schieramenti e le loro campagne elettorali fatte di promesse a una somma di singole parti. Non c’è da promettere più nulla, c’è solo da consentire alle menti di liberarsi perché possano collaborare nella costruzione di unione e stabilità.

Le risposte alle difficoltà sperimentate dai cittadini non possono essere fornite da posizioni di sinistra, di destra, o di centro, perché i problemi hanno mostrato di essere drammatici, indifferenti e superiori agli schieramenti. Il punto essenziale non è cosa potrebbe esserci al posto degli schieramenti, ma quanto pensiamo che società complesse, divise dagli schieramenti, rese squilibrate e condizionate da poteri senza regole, possano ancora durare senza che diano origine a qualcosa di disastroso per gli esseri umani. In questa fase dell’esperienza umana è l’esistenza stessa di un inutile scontro tra schieramenti a generare complessità e ad impedire la creazione di percorsi di soluzione o di evoluzione. Continua a leggere

APPENDICE SULLA CORTE DEI CONTI

Sarebbe interessante fare un sondaggio per vedere quanta parte dei cittadini conosca l’esistenza della Corte dei Conti. A parziale discolpa dei cittadini bisogna rilevare che i partiti non hanno alcun interesse a sottolineare, soprattutto attraverso i mezzi d’informazione, che essi controllano o influenzano, l’imparzialità rara e il ruolo pregevole della Corte.

Nel sito internet ( http://www.corteconti.it/comunicazione/corte_in_sintesi/funzioni/) si può leggere quali sono la sua natura, lo status, le funzioni della Corte che qui riporto.

Perché una Corte dei conti?

In ogni ordinamento democratico è previsto che un organo di rilievo costituzionale, posto in posizione di autonomia ed indipendenza rispetto al Governo e al Parlamento, vigili sulla corretta gestione delle risorse pubbliche, sul rispetto degli equilibri finanziari complessivi, sulla regolarità, efficacia ed efficienza dell’azione amministrativa.

Cos’è la Corte dei conti?

La Corte dei conti è un organo di rilievo costituzionale, autonomo ed indipendente da altri poteri dello Stato cui la Costituzione affida importanti funzioni di controllo (art. 100 Costituzione) e giurisdizionali (art. 103 Costituzione).

Qual è la posizione della Corte dei conti nell’ordinamento?  

La Corte dei conti è definita dalla Costituzione “organo ausiliario” nel senso che coadiuva gli organi titolari di funzioni legislative, di controllo ed indirizzo politico, esecutive e di amministrazione attiva.

Il fatto che le funzioni svolte dalla Corte dei conti siano in qualche modo “a servizio” di altre funzioni, non incide su natura e prerogative della Corte che è considerata come Organo neutrale, indipendente ed autonomo rispetto al Parlamento ed al Governo, e che svolge le proprie funzioni non solo nell’interesse degli organi “ausiliati” e della pubblica amministrazione, ma anche dello Stato collettività.

Quali sono i rapporti della Corte dei conti con il Governo ed il Parlamento?

La Corte dei conti è del tutto indipendente sia nei confronti del Governo che del Parlamento.
Il rapporto con il Governo si manifesta, principalmente, nell’ambito delle funzioni di controllo sugli atti (vedi voce: controllo di legittimità) cosa che, però, non comporta alcuna interferenza fra i reciproci ambiti dei due organi, ciascuno indipendente e sovrano nella rispettiva sfera di attribuzione.
Quanto al rapporto con il Parlamento, esso si è progressivamente consolidato rendendo, al fine dell’esercizio delle funzioni legislative e di indirizzo e controllo politico sull’esecutivo, le camere elettive le principali e naturali destinatarie dei risultati dei controlli della Corte dei conti.
La progressiva espansione delle funzioni di controllo a scopo di referto agli organi elettivi, svolte della Corte dei conti (vedi voci: controllo economico finanziario e controllo sulla gestione), ha maggiormente accentuato la cosiddetta funzione “ausiliaria” dell’Istituto nei confronti di Camera e Senato.

Da chi è composta la Corte dei conti?

Il personale della Corte dei conti è costituito da magistrati e da impiegati amministrativi. I magistrati, distinguibili unicamente per le funzioni, sono: il Presidente, il Presidente aggiunto, il Procuratore Generale, il Procuratore Generale aggiunto, i Presidenti di Sezione, i Consiglieri, i Primi Referendari  ed i  Referendari.
Il personale amministrativo è composto da personale dirigente e da personale non dirigente.

 

Come viene nominato il Presidente della Corte dei conti?

Per garantire l’autonomia ed indipendenza dell’Istituto, la legge 21 luglio 2000 n. 202 prevede che il Presidente della Corte dei conti sia nominato tra i magistrati della stessa Corte che abbiano effettivamente esercitato, per almeno tre anni, funzioni di Presidente di sezione ovvero funzioni equivalenti presso organi costituzionali nazionali o istituzioni dell’Unione europea.
La procedura di nomina prevede l’emanazione di un decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il parere del Consiglio di Presidenza. Con decreto-legge 24 dicembre 2003 n. 354, convertito con modificazioni dalla legge 26 febbraio 2004 n. 45 è stato istituito il posto di Presidente aggiunto.

Come viene assicurata l’autonomia e l’indipendenza della Corte dei conti e dei suoi componenti? L’autonomia e l’indipendenza della Corte dei conti viene garantita sia attraverso la procedura di nomina dei vertici istituzionali, sia attraverso particolari procedure di selezione per concorso pubblico e   nomina dei magistrati   contabili.
Mezzi dell’indipendenza dell’Istituto e dei suoi componenti sono, tra gli altri, l’inamovibilità dei magistrati, la previsione del Consiglio di Presidenza, l’autonomia finanziaria ed organizzativa della Corte dei conti.

Quali sono le funzioni della Corte dei conti?

La Corte dei conti svolge funzioni di controllo (art. 100 Costituzione) e funzioni giurisdizionali nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre specificate dalla legge (art. 103 Costituzione).
Accanto a queste, svolge anche funzioni amministrative (esempio: provvedimenti concernenti lo status economico e giuridico dei propri dipendenti) e consultive (pareri al Governo ed ai Ministri in ordine ad atti normativi e provvedimenti; pareri in materia di contabilità pubblica a richiesta di Regioni, Comuni, Province e Città metropolitane).”

Qual è lo scopo del controllo?

Nelle relazioni tra enti ed organi ed amministrativi può essere necessario un riesame di un singolo atto amministrativo o dell’attività amministrativa nel suo complesso da parte di un altro organo. Il controllo di legittimità, serve ad assicurare che un atto o un’attività siano conformi alla legge.

Il controllo sulla gestione serve invece a verificarne l’efficienza e l’economicità rispetto agli obiettivi posti dalla legge.

Quali controlli svolge la Corte dei conti?

La Corte dei conti in base alla Costituzione (art. 100) svolge:

  • un controllo preventivo di legittimità sugli atti del governo;
  • un controllo successivo sulla gestione del bilancio dello Stato;
  • un controllo sulla gestione finanziaria degli enti cui lo Stato contribuisce un via ordinaria.

Si tratta di un controllo esterno e neutrale svolto in posizione di assoluta imparzialità rispetto agli interessi di volta in volta perseguiti dal governo o dall’amministrazione.

Accanto a dette funzioni, individuate in modo diretto dall’art. 100 della Costituzione, ve ne sono altre, introdotte da leggi ordinarie, che trovano il loro fondamento costituzionale nell’art. 97 della Costituzione (principio del buon andamento degli uffici pubblici), nell’art. 81 (rispetto degli equilibri di bilancio) e nell’art. 119 (coordinamento della finanza pubblica).

In particolare, la legge 14 gennaio 1994 n. 20 ha attuato una riforma completa delle funzioni di controllo della Corte dei conti, riducendo il numero degli atti sottoposti al controllo preventivo di legittimità ed introducendo una nuova forma di controllo successivo sulla gestione del bilancio e del patrimonio delle amministrazioni pubbliche, nonché sulle gestione fuori bilancio e sui fondi di provenienza comunitaria, improntata ai parametri di economicità ed efficacia che debbono sempre ispirare l’azione amministrativa (legge 7 agosto 1990 n. 241).

Altre leggi sono intervenute attribuendo alla Corte dei conti importanti funzioni di controllo/referto quali:

  • il controllo sulla copertura finanziaria delle leggi di spesa (art. 11 ter della legge 5 agosto 1978 n. 468);
  • referti speciali (esempio referto sul costo del lavoro pubblico ed altri referti speciali);
  • certificazione finanziaria dei contratti collettivi di lavoro (art. 51 del decreto legislativo n. 29 del 1993 e successive modifiche);
  • referti sulla finanza regionale e locale.

In sintesi, fra i controlli svolti dalla Corte dei conti possono distinguersi tre principali tipologie:

  • il controllo preventivo di legittimità su atti;
  • il controllo successivo sulla gestione delle amministrazioni pubbliche;

il controllo economico/finanziario con funzione referente.”

TORNA AL CAPITOLO:

PARTE PRIMA

  1) ITALIA. DOVE SIAMO

 2) ITALIA. DOVE POSSIAMO ANDARE

 Capitolo 3) ITALIA. COME POSSIAMO FARE?

 Capitolo 4) UNA PROPOSTA PER UNIRE I CITTADINI FUORI DAGLI ATTUALI PARTITI

PARTE SECONDA

Capitolo 5) I RISCHI DI UN’EUROPA  SENZA POLITICA

Capitolo 6) I RISCHI DI UNA FINANZA SENZA REGOLE

Capitolo 7) I RISCHI DI ECONOMIE SLEGATE DAI VALORI DELLE SOCIETA’

 Capitolo 8) LA CRISI DELL’OCCIDENTE E DELLE SUE DEMOCRAZIE

Capitolo 9) LA RIGENERAZIONE:  LA CONDIVISIONE DI REGOLE PER LE LIBERTA’ ED IL BEN  ESSERE

Nota sul metodo.

Non ho inteso sintetizzare qui argomenti affrontati nel corso di una vita intera da studiosi, che hanno valutato e approfondito le implicazioni istituzionali, politiche, sociali ed economiche della Costituzione o degli assetti della società occidentale. Analogamente va detto per i veloci riferimenti di questo scritto alle questioni connesse con i conti pubblici, le scelte di politica economica, industriale e fiscale, le valutazioni in merito a mercato, concorrenza, aspetti finanziari, politiche internazionali, energetiche, territoriali.

Le note di queste pagine costituiscono un riferimento minimale, certamente lontanissimo da pretese di completezza scientifica che non sono obiettivo di questo scritto. La mia è la comunicazione di un cittadino, interessato a vari ambiti culturali connessi all’economia e al diritto, che vorrebbe trovare assieme ad altri cittadini una via d’uscita alla situazione nella quale ci troviamo.

I riferimenti bibliografici sono frutto del tentativo di esprimere idee che prescindessero da appartenenze ideologiche, e risultano dall’aver consultato una piccola porzione dell’oceano dei lavori di molti studiosi e degli scritti di molti osservatori. Ringrazio tutte le persone con le quali ho discusso dei temi qui affrontati, in particolare Alberto Peruffo per la sua collaborazione e per la sensibilità civile e intellettuale, le testate giornalistiche ed i loro siti online, i molti siti di analisi indipendente, e fra questi in particolare quelli di “La voce” e di “Limes”, Radio Radicale ed il suo sito, tutti gli studiosi, gli osservatori, i giornalisti, gli scrittori nei quali mi sono imbattuto, e che ho citato (spero correttamente, qualora così non fosse rivolgo le mie scuse agli autori richiamati) senza utilizzare criteri selettivi che fossero in qualche modo legati a loro posizioni politiche, perché non le conosco, e perché, esprimendomi da cittadino, ho cercato di non farmi condizionare da preconcetti.

Invito i lettori a leggere, per curiosità civica, le note che riportano estratti delle relazioni della Corte dei conti, e a trarne motivo per ulteriori approfondimenti nel sito della Corte, autentica miniera di osservazioni utili per valutare ed affrontare la corruzione nella pubblica amministrazione e lo scempio economico e di legalità costruito dai partiti italiani.

Spero solo che il processo di Cambiamento di questo Paese, ed il nascere di una forza indipendente ed incisiva dei cittadini possa coinvolgere a fondo l’intelligenza e le ampie conoscenze di molti esperti e studiosi, in un laboratorio che veda partecipi esperienze e competenze dentro un dialogo concreto, coeso ed efficace, con l’unica “ideologia” possibile: salvare l’Italia dalla disastrosa gestione e dall’abuso del potere determinati dai partiti.

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PARTE PRIMA

  1) ITALIA. DOVE SIAMO

 2) ITALIA. DOVE POSSIAMO ANDARE

 Capitolo 3) ITALIA. COME POSSIAMO FARE?

 Capitolo 4) UNA PROPOSTA PER UNIRE I CITTADINI FUORI DAGLI ATTUALI PARTITI

PARTE SECONDA

Capitolo 5) I RISCHI DI UN’EUROPA  SENZA POLITICA

Capitolo 6) I RISCHI DI UNA FINANZA SENZA REGOLE

Capitolo 7) I RISCHI DI ECONOMIE SLEGATE DAI VALORI DELLE SOCIETA’

 Capitolo 8) LA CRISI DELL’OCCIDENTE E DELLE SUE DEMOCRAZIE

Capitolo 9) LA RIGENERAZIONE:  LA CONDIVISIONE DI REGOLE PER LE LIBERTA’ ED IL BEN  ESSERE

APPENDICE SULLA CORTE DEI CONTI